Quando aspettiamo un bimbo sono numerosi gli esami e i controlli a cui dobbiamo sottoporci. Uno di questi è il Torch test.
Si tratta di un semplice esame del sangue che valuta il rischio di contrarre quattro virus abbastanza pericolosi durante la gravidanza, poiché possono provocare danni al feto: citomegalovirus, toxoplasmosi, herpes e rosolia.
In pratica si cerca la presenza di anticorpi
nel sangue. Se sono presenti le cause possono essere due: può darsi che
in precedenza si sia contratto il virus senza accorgersene e quindi ci sono tracce nel nostro sistema
immunitario, oppure è in corso l’infezione. Se invece non ci sono
allora vuol dire che si è a rischio contagio e quindi bisogna ripetere
ogni mese le analisi e adottare delle precauzioni per evitare i virus.
Naturalmente ci sono delle differenze tra il risultato positivo in caso di infezione in corso o in caso di infezione passata. Nella prima condizione verrà trovato l’anticorpo IgG
(appartenente al virus preso in esame) e sarà presente per tutta la
vita, in quanto si è acquisita l’immunità nei confronti di quel
determinato virus. Se invece l’infezione è ancora in corso, l’anticorpo
trovato sarà l’IgM per l’agente specifico naturalmente.
Guardiamo più da vicino i quattro virus: toxoplasmosi, herpes, rosolia e citomegalovirus.
Toxoplasmosi: è un’infezione parassitaria provocata dal toxoplasma gondii e può infettare il feto. In
particolare se si contrae durante il primo trimestre di gravidanza si
può andare incontro all’aborto, nel secondo trimestre può provocare
danni cerebrali e lesioni agli occhi, mentre nel terzo possono insorgere
problemi neurologici molto seri per il bambino.
In caso di contagio si effettuano delle cure antibiotiche per prevenire eventuali problemi, ma comunque il bambino sarà poi monitorato nei primi due anni di vita regolarmente.
Herpes:
questo tipo di virus può restare latente per molto tempo, quindi
bisogna fare controlli a scadenza regolare durante la gravidanza. Nel
caso in cui viene riscontrato un herpes simplex di tipo genitale, il
ginecologo valuterà la possibilità di effettuare un taglio cesareo,
perché durante il parto naturale si potrebbe infettare il bambino,
proprio a causa delle lesioni che questo virus causa nelle parti intime.
Rosolia:
questa malattia è causata da un virus generalmente innocuo se contratto
prima della gravidanza. In realtà, la maggior parte delle gestanti
risulta già immune all’infezione, avendola contratta in passato oppure
essendo state vaccinate in precedenza. Bisogna ricordare che l’iimunità a questo virus resta tutta la vita.
In caso di infezione nei primi 4 mesi di gravidanza
i danni possono essere molto gravi. Innanzitutto si può andare incontro
all’aborto, mentre se il feto sopravvive potrebbe essere colpito da
danni irreparabili, come cecità, sordità, malformazioni cardiache e
ritardi mentali. Tutto questo avviene perché in questi primi mesi, il virus riesce ad attraversare la placenta.
Se
invece si contrae la malattia dal quinto mese in poi non ci sono più
pericoli, in quanto è difficile che la placenta lasci passare il virus,
quindi il bambino sarà al sicuro.
Citomegalovirus:
per questo virus non esistono vaccini, né si può essere sicuri di avere
l’immunità nel caso in cui sia stato contratto in precedenza. Per quanto riguarda le cure si procede con degli antivirali in caso di contagio, ma non è stata accertata l’efficacia reale.
Bisogna precisare che non sempre il virus viene trasmesso al feto però. La maggior parte dei bambini nati da mamme che hanno auto questo tipo di infezione nasce senza sintomi
(circa il 90%), ma in seguito si è stimata una percentuale del 10%
circa che potrebbe accusare dei disturbi, di cui il più frequente è la
sordità. Mentre una piccola percentuale di neonati può avere problemi
già durante la vita intrauterina, come cecità, iposviluppo, deficit
mentale e sordità.
In generale queste infezioni si
possono contrarre attraverso saliva e urina (materie organiche in
genere), quindi sarebbe il caso, soprattutto per le donne che lavorano
ad esempio negli asili nido, di evitare lo stretto contatto con i
bambini in età prescolare (praticamente impossibile
per le mamme che hanno già un bimbo!) e comunque adottare delle
semplici regole di igiene come lavarsi spesso le mani, non mangiare
dalle stesse posate o bere dallo stesso bicchiere degli altri, ed
evitare almeno per il periodo della gravidanza, di occuparsi della
pulizia dei bisognini dei nostri amici animali, delegando a qualcun
altro questo compito.
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