mercoledì 20 agosto 2014

Cosa avviene durante il travaglio?

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Cosa accade nel momento in cui ci rendiamo conto che siamo quasi arrivate al traguardo?

Innanzitutto appena cominciano a partire le contrazioni “giuste”, quelle regolari nel tempo, che ci danno il segnale che qualcosa si sta muovendo per prima cosa naturalmente si corre in ospedale!

Ogni struttura ha le sue procedure, ma in linea di massima le tappe sono più o meno le stesse. 

Quando le contrazioni si regolarizzano più o meno ogni 2 minuti è il momento di recarsi al Pronto Soccorso, da cui si verrà accompagnate all’accettazione ostetrica, dove un’ostetrica accoglie la futura mamma che viene portata nella sala tracciati per effettuare appunto un tracciato cardiotocografico che evidenzia lo stato del benessere fetale e la presenza appunto delle contrazioni. Dopo verrà certamente visitata in modo approfondito da un ginecologo o dall’ostetrica stessa.

Durante la visita ci si accerta che la dilatazione dell’utero sia cominciata. Se è già di 3-4 cm allora la futura mamma verrà portata in sala travaglio per proseguire questo “cammino” in tranquillità. 

Se invece la dilatazione è ancora intorno ai 2 cm si resta nella camera assegnata, io ricordo di aver trascorso quasi tutto il travaglio del mio primo parto in stanza, dopo mi hanno portata in sala travaglio, mentre della seconda bimba sono stata in corridoio (con un travaglio sopportabilissimo) con i miei famigliari fino a quando mi hanno portata in sala parto…

Nel momento in cui invece si rendono conto che le contrazioni sono ancora troppo irregolari e non è cominciata la dilatazione dell’utero, i medici invitano la gestante a tornare a casa e ripresentarsi quando i “segnali” diventano evidenti e regolari, poiché sicuramente non è ancora arrivato il momento.

Se dunque le contrazioni sono regolari e la dilatazione è cominciata si procede con il ricovero in sala travaglio, dotata in genere di molti comfort per la mamma: lettino e poltrona per aiutarla ad assumere la posizione più comoda durante le contrazioni, poi in alcune strutture è ancora più completa, perchè contiene vasca con acqua calda, doccia, per aiutare a sopportare meglio il dolore, musica di sottofondo… insomma tutto ciò che può mettere a proprio agio la “quasi-mamma” prima del grande momento e inoltre si può restare in compagnia del partner e dei suoi parenti (pochissimi naturalmente).

In questa fase l’ostetrica effettua visite frequenti per monitorare continuamente la situazione, anche attraverso i tracciati.

Quando la dilatazione dell’utero si avvicina ai 7 cm e il bambino comincia ad incanalarsi, se è stata richiesta l’anestesia epidurale, il medico anestesista provvederà all’iniezione dell’anestetico attraverso un cateterino posto nella parte bassa della schiena. Questo tipo di procedura renderà più sopportabili i dolori delle contrazioni.

Ed eccoci arrivate al momento cruciale: la fase espulsiva. Quando ormai la dilatazione ha raggiunto 8-10 cm è il momento di partorire. Molte strutture utilizzano la stessa sala travaglio per il parto, ma invece ci sono ancora ospedali che dividono le due fasi in due sale diverse. Non in tutti purtroppo si concede alla partoriente la possibilità di scegliere la posizione più comoda per partorire

Ci sono strutture in cui si può decidere di restare in piedi o accovacciate, mentre negli ospedali di più vecchia concezione c’è solamente il classico lettino, scomodo per la mamma ma comodo per il personale medico… Personalmente la mia prima bimba l’ho partorito su uno di quegli odiosi lettini, non riuscivo neanche a spingere dal dolore e per la posizione scomoda… mentre il mio secondo parto (in un altro ospedale) è stato più “libero”, nel senso che mi sono sentita più ascoltata, più assecondata, tanto che non riuscendo a spingere da semi-stesa ho chiesto di potermi alzare e in quel preciso momento ho partorito la mia seconda bimba!

Dopo la nascita del bebè non è ancora finita… perchè bisogna espellere la placenta. E c’è chi ammette di aver fatto più fatica addirittura rispetto alla fase espulsiva. Per me in tutta sincerità è stato semplice, non me ne sono praticamente accorta!

A questo punto l’ostetrica controlla che l’utero ricominci a contrarsi e il ginecologo subito dopo procede alle suture in anestesia locale.

Per un paio d’ore dopo il parto si resta a riposo in una sala attigua e poi comincia la degenza in camera, dove dopo essere stato lavato e visitato, viene portato anche il neonato per restare con la mamma.