Qualche giorno fa, leggendo un articolo, veniva riportato un dato abbastanza importante riguardante questo tipo di malattia, l’endometriosi che nel peggiore dei casi, se trascurata anche, può portare all’infertilità della donna.
Si tratta di una patologia in realtà abbastanza diffusa ma poco conosciuta
e a volte diagnosticata troppo in ritardo essendo subdola, poiché i
sintomi spesso vengono sottovalutati o scambiati per conseguenze del
ciclo mestruale.
Nell’utero abbiamo uno strato interno chiamato endometrio che in alcuni casi si forma anche in altre parti dell’organismo, in questo caso di parla di endometriosi.
In pratica, questo tipo di tessuto si comporta come se fosse
all’interno dell’utero appunto, sfaldandosi in seguito alle influenze
ormonali (nel periodo del ciclo mestruale) e sanguinando, ma poiché il
sangue non può fuoriuscire, ristagna e provoca infiammazioni che alla lunga possono formare delle aderenze
tra i vari organi che portano anche molto dolore non solo in
concomitanza delle mestruazioni, ma anche in altri periodi fino a
diventare cronico.
Naturalmente
se non diagnosticata in tempo e non curata peggiora nel tempo portando
anche all’infertilità. Si può sviluppare a qualsiasi età, anche se è
diffusa maggiormente nelle donne tra i 30 e i 40 anni, e maggiormente in
chi non ha mai avuto figli e che ha altri casi simili in famiglia,
quindi gioca anche il fattore eredità.
Quali sono i sintomi?
Innanzitutto il dolore:
dolore pelvico cronico, dolore prima e dopo la mestruazione, durante i
rapporti sessuali, sofferenza continua in un punto preciso in cui possa
essersi formata questa aderenza.
Un altro sintomo o meglio, una conseguenza, può essere, come già avevo accennato all’inizio, l’infertilità.
Parlo anche di conseguenza poiché può essere causata appunto dalle
aderenze che l’endometriosi crea tra tuba e ovaia, danneggiando i tessuti ovarici.
Molte volte si arriva a diagnosticare la presenza dell’endometriosi proprio perchè non si riesce a restare incinta e quindi in seguito a tutti i controlli ci si accorge di soffrire di questa patologia.
Ci sono diversi esami più o meno invasivi che aiutano a capire qual’è la gravità di questa malattia. Innanzitutto l’ecografia transvaginale può aiutare la diagnosi, ma è la laparoscopia
che permette di valutare più a fondo anche perchè attraverso questo
esame si possono rimuovere chirurgicamente dei pezzetti di tessuto da
sottoporre poi ad analisi approfondita.
Purtroppo non ci sono delle cure poiché si tratta di un fastidioso disturbo cronico, ma a seconda della gravità si può intervenire in differenti modi. Intanto comunque si possono fare delle terapie contro il dolore (che a volte può diventare molto acuto) con farmaci antinfiammatori e cercare di contrastare l’infertilità.
In genere vengono prescritte cure ormonali per cercare di ridurre e rallentare la formazione di questo tessuto.
Nei casi più gravi si ricorre alla chirurgia
per rimuovere le aderenze, ma purtroppo la maggior parte delle volte,
dopo qualsiasi cura (antinfiammatori, ormoni, chirurgia), i sintomi si
ripresentano.
Con la comparsa della gravidanza si ha invece una regressione temporanea della malattia, poiché si abbassano i livelli estroginici.
In
ogni caso sarebbe sempre meglio rivolgersi al ginecologo di fiducia se
si avvertono sintomi che possano avvicinarsi a quelli descritti in
questo articolo. Bisogna prestare molta attenzione ai segnali
che il nostro organismo ci invia, anche perchè, in questo caso
specifico, molti sintomi possono essere confusi con dolori comuni.
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