Rieccomi qui tra voi… mi scuso con tutte le mie lettrici e i miei lettori per essermi assentata per tre lunghi mesi.
Continuiamo
questo lungo cammino che percorreremo insieme, ricominciando da un
argomento per noi genitori abbastanza delicato: il momento in cui i
nostri figli cominciano a dire le parolacce!
Prima o dopo tutti ci troviamo a dover affrontare questa “novità”.
In genere fanno la loro prima comparsa in concomitanza con la frequenza di asili e scuole dell’infanzia.
Capita anche nelle famiglie in cui i genitori hanno da sempre fatto
molta attenzione ad avere un comportamento e un linguaggio corretti
davanti ai propri figli.
Tanti possono essere gli “insegnanti” di parolacce. La televisione, i luoghi pubblici frequentati sia dagli adulti che dai bambini, come il supermercato ad esempio, l’asilo come abbiamo già detto, dove possono apprendere queste “paroline vietate” da qualche compagno che le ascolta ripetutamente in casa e quindi le ha imparate bene.
Fino ai 2-3 anni, i bambini non ne comprendono pienamente il significato e le ripetono come fanno con altre parole. E’ piuttosto la reazione
che provocano nei genitori che li incuriosisce e li stuzzica, rendendo
ben presto queste nuove paroline intriganti e interessanti. E perciò le
ripetono sempre più frequentemente per suscitare sempre certi
comportamenti e per attirare l’attenzione degli adulti.
Dopo i 3 anni invece si comincia a comprendere e a distinguere le parole “buone” da quelle “cattive” in modo grauale naturalmente.
Come dobbiamo comportarci allora?
Innanzitutto quando i bambini dicono una parolaccia
non si deve nè ridere nè scherzare, perchè, anche se fanno tenerezza
nella loro ingenuità, non capirebbero che stanno facendo qualcosa di
sbagliato.
Non lasciamo che i nostri figli guardino la televisione da soli o che faccia da sfondo alle loro attività, perchè anche quando ci sembra che non stiano prestando attenzione, in realtà assorbono tutto.
In ultimo, cerchiamo di non litigare in presenza dei nostri bambini, anche se a volte è difficile, o almeno cerchiamo di non usare dei toni troppo accesi.
Quindi magai inizialmente proviamo ad ignorarli o facciamo finta di non aver sentito,
proprio per non sottolineare il fatto che ciò che il piccolo ha appena
detto ci ha colpiti. Se si tratta di un parola detta senza senza
cognizione, verrà presto rimossa dal bambino, perchè usata per semplice
imitazione.
Se invece ci rendiamo conto che il bambino le ripete con l’intenzione di attirare l’attenzione e provocare una reazione,
bisognerebbe comunque non avere un approccio esagerato o dargli una
punizione e in modo tranquillo dirgli che possiamo utilizzare una parola
alternativa a quella, che è brutta da sentire.
Vi consiglio questo per esperienza personale. Lo scorso mese la maestra dell’asilo di mia figlia ci ha avvertiti che probabilmente avremmo sentito delle “paroline vietate”
dai nostri figli, perchè in classe ci sono dei bimbi purtroppo abituati
ad usarle. Infatti la novità non ha tadato a farsi viva… Un pomeriggio
la mia piccola, davanti ad un’ improvvisa e ripetuta mancanza del
segnale tv, durante il suo cartone animato preferito, ha esclamato con
la sua vocina dolce “Oh no mamma! Che p….!” Allora le ho solamente detto che non si dice quella parolina, ma che sarebbe meglio usare “Uffa!” quando qualcosa la scoccia.
Per ora ha accolto il mio suggerimento. Vedremo come andrà nel tempo….
